Di seguito vi rimettiamo la lettera che Raffaele Cavallo (Presidente Slow Food Abruzzo-Molise) ha inviato a tutti i soci di Slow Food Italia nei giorni scorsi. La stessa lettera appare in home page nel sito www.slowfood.it.
“Quanti sentimenti si sono sovrapposti e continuano a soggiornare nell’anima di noi abruzzesi. Chi, in questo ultimo drammatico mese, non ha avvertito dentro di se: paura, angoscia, sofferenza, disagio, incapacità, timore, frustrazione, inadeguatezza.
Il sisma del 6 aprile ha distrutto le vite di circa 300 persone e ha sconvolto quelle di molti altri. In tutti noi, aquilani e non, terremotati e non, un solo sentimento non ha mai trovato spazio: la solitudine.
Perché è vero che l’intero nostro Paese, ma anche la comunità internazionale, non ci ha lasciati da soli.
Ci hanno fatto sentire la vicinanza partecipe ed attiva con le tante donazioni e con l’opera, straordinaria per abnegazione, delle migliaia di soccorritori.
Da parte nostra rivendichiamo l’aver mostrato la nostra dignità in questo momento di indicibile sofferenza. Così sono gli abruzzesi: forti e gentili.
Ma oggi a chi ci è stato vicino, a chi si è interessato a noi, alle nostre storie, chiediamo un’attenzione ancora maggiore: non dimenticare le nostre comunità colpite dal sisma. Saranno numerosi e lunghi i giorni per il ritorno alla normalità.
Quella normalità che manca totalmente e che rende insicuri, che fa temere per il futuro delle proprie attività e delle proprie vite.
Slow Food ha, ormai da anni, avviato un’attività di tutela e salvaguardia della biodiversità alimentare nella provincia aquilana con il contributo importante del Parco Gran Sasso Laga.
Quest’azione ha avuto il merito di mantenere vive e attive le comunità di contadini, allevatori, pastori che meditavano l’abbandono delle proprie terre.
Ora a distanza di un mese dal terremoto che fortunatamente non ha causato danni strutturali e non ha fatto vittime tra i produttori dei Presìdi abruzzesi, emerge con evidenza un problema che tutti gli organi d’informazione hanno denunciato in maniera marginale ma che coinvolge tutti i produttori agroalimentari della provincia de L’Aquila: è crollata la domanda locale di prodotti del territorio.
In un comprensorio composto da circa 80.000 abitanti, almeno 30.000 persone sono ospitate negli alberghi della costa abruzzese, molti altri sono per lo più ospitati nelle tendopoli.
Nessuno fa la spesa ovviamente, gli esercizi commerciali e i locali sono inattivi quando non inagibili, il turismo del fine settimana annullato: anche in aree della provincia di L’Aquila e del resto della regione che non sono state assolutamente colpite dal sisma.
Per non parlare dei tanti ristoratori che lavorano a Pacentro, Rivisondoli, Roccaraso, Pescocostanzo o ancora in cittadine della pescarese come Loreto Aprutino o Civitella Casanova, che aprono le loro cucine per pochi, pochissimi coperti.
Una situazione che sta mettendo in ginocchio l’economia dei piccoli allevatori e dei produttori che non possono contare su un mercato regionale e nazionale.
Abbiamo raccolto dati allarmanti dai nostri Presìdi: sono colpiti in particolare i produttori di formaggi della zona del Gran Sasso, dove Slow Food ha istituito il Presidio del Canestrato di Castel del Monte. Da Pasqua alla fine di aprile Giulio Petronio, uno dei produttori del Presidio, ha venduto circa 20 chili di formaggio invece dei dieci quintali venduti nello stesso periodo dell’anno scorso e ci sono ancora quantitativi considerevoli di formaggio da stagionare.
Il Presidio raccoglie quotidianamente il latte di 22 piccoli allevamenti, da Paganica a Calascio, e la maggior parte del latte munto in questi giorni viene congelato perché nessuno si azzarda a produrre senza la sicurezza di trovare poi un mercato. In questo modo si perde la possibilità di produrre successivamente un buon formaggio a latte crudo.
Anche il Presidio della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, il piccolo borgo famoso per le sue piccole lenticchie scure che i contadini coltivano su terreni impervi, ha ancora oltre 10 quintali di legumi invenduti.
Ma i problemi non sono solo legati alla carenza di ordini: molti coltivatori dei paesini aquilani sono scoraggiati e molti non vogliono più seminare; i contadini più anziani sono impauriti da superstizioni – una credenza popolare di queste zone dice che non bisogna seminare i terreni dopo un terremoto perché crescerebbero piantine avvelenate – un grande lavoro di recupero della biodiversità svolto grazie all’impegno dei tecnici del Parco Nazionale del Gran Sasso e di Slow Food rischia di essere compromesso.
Che ne sarà dei fagioli di Onna e Paganica, del grano Solina, della patata turchesa, dei ceci e della cicerchia? Insomma, una grave situazione che non riguarda solo i produttori dei Presidi ma tutti i produttori di eccellenze alimentari, penso per citarne alcuni alla norcineria di Paganica e ai latticini di Lucoli, fino a risalire la filiera della ristorazione di gran parte della regione, soprattutto quella delle aree interne.
Da un lungo periodo, anni in realtà, ci interroghiamo sul problema dell’abbandono delle aree interne della nostra regione, su quali iniziative porre in atto per evitare che si perda la memoria delle comunità locali.
E, purtroppo, il terremoto ha ingigantito questa problematica.
È lecito chiedersi: quanti vorranno tornare nei piccoli borghi dell’aquilano così gravemente danneggiati?
A tutti coloro che in questo mese tragico hanno mostrato verso di noi attenzione e solidarietà rivolgiamo un appello: comprate prodotti abruzzesi, venite a trovarci.
Saremo all’altezza della nostra tradizionale ospitalità e voi sarete partecipi della nostra rinascita.
Venite senza timori e paure, in una terra capace, oggi più che mai, di generare e produrre, attingendo da quel tesoro di biodiversità, ancor oggi ben conservato, che da sempre alimenta i suoi abitanti ed è matrice di prodotti e cibi d’eccellenza.
L’Abruzzo, tutto intero, saprà essere ospitale, buono in ciò che mangerete, pulito nella sua natura protetta ed incontaminata e ancora più giusto grazie a voi.”
RAFFAELE CAVALLO
Presidente Slow Food Abruzzo-Molise
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