C come food design

Gli orti urbani – C come food design

Testo e foto di Ludovica Persichitti – ludovica.architettura@gmail.com

Gli orti urbani

Torna una buona abitudine?

La coltivazione dell’orto è sempre stato uno dei più spontanei interventi antropici sul territorio e piuttosto comune anche nella configurazione delle città agli inizi del XX secolo. Contestualmente al boom economico successivo al secondo Dopoguerra, la coltivazione spontanea di orti in ritagli (a volte abusivi) di tessuto urbano, divenne segno di degrado paesaggistico. Oggi, invece, si sta sviluppando una nuova sensibilità e gli orti urbani vengono recepiti come luoghi di evasione, di recupero di un’arte del coltivare e motivo di riqualificazione ambientale e sociale.
L’argomento è stato affrontato anche in uno degli incontri di “SPARTA – dell’ altra arte”, mostra curata dalla Galleria White Project di Pescara all’interno del Festival dannunziano, che coniuga arte contemporanea ed intrattenimento. Moderato da Eleonora Sablone, ingegnere specialista in eco sostenibilità, e dal sociologo Simone D’Alessandro, nell’incontro si è parlato del panorama contemporaneo e del caso olandese di Urbaniahoeve, Fondazione che si occupa della pianificazione degli spazi verdi nel tessuto urbano secondo i principi della Permacultura (strategie ecologiche per il ripristino dell’equilibrio degli ecosistemi).
Inserire gli orti in città può rappresentare anche l’opportunità per recuperare specie in via d’estinzione e applicare metodologie scientifiche. Questo è il progetto di Italia Nostra, la cui sezione di Chieti, rappresentata dal presidente Giancarla Armidi, ha intenzione di preservare gli orti nei conventi e creare isole di educazione ambientale e di valorizzazione delle tipicità con la collaborazione delle scuole agrarie e l’interesse di Federfarma e Slow Food.
Riflettendo sull’aspetto sociologico degli orti urbani come strumento terapeutico, pedagogico e di inclusione sociale, vale la pena citare l’esempio degli Orti d’Oro a Pescara. Nato nel quartiere di San Donato su un’area di proprietà del consigliere provinciale Antonella Allegrino, è uno dei progetti della sua Onlus Domenico Allegrino, che in questo caso si prefigge di coinvolgere persone pensionate in attività occupazionali. Quaranta orti di 75 mq ciascuno si susseguono senza barriere nel rispetto della fiducia reciproca e vengono affidati a pensionati senza proprietà, i quali possono beneficiare ciascuno del proprio raccolto e condividere momenti di convivialità nel pagliaio comune, costruito secondo tecniche tradizionali. Lo spazio all’ingresso ospita un elemento modulare di orto urbano in legno, realizzato da alcuni studenti del corso di Progettazione architettonica 3 seguiti da Alberto Ulisse, della Facoltà di Architettura dell’Università d’Annunzio. Questo lavoro sugli orti urbani, intesi come attrezzature per lo spazio collettivo, è stato poi sviluppato dallo stesso Ulisse (UNOAUNO_spazioArchitettura) insieme agli studenti per il concorso nell’ambito dell’ExposudGARDEN 2011, risultando primo classificato. È vincente, e realizzata nel Vulcano Buono di Nola, l’idea di una stanza urbana coltivata creata da moduli in legno in cui si susseguono sedute, setti, semenzai e fioriere: l’orto urbano non solo come terreno produttivo, ma anche come attrezzatura per lo spazio da progettare.

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